L’anello di A.

ho un bracciale di rosso
rubino
e non so se faccio bene
a non donarlo al primo
che mi sorrida e che mi voglia
bene
quel bracciale che ho sempre
portato
spinge in fondo al cuore i
miei pensieri
ma tutto tutto è ormai
perduto
se i tuoi occhi mi guardano
stranieri
ora il mio circo si chiama
braille
sedie vuote di applausi di
canzoni
ora nessuna luce brilla non
danza più stella
nel circo che ho in me
ora nessuna luce brilla non
danza più stella
nel circo che ho in me

Luninciel

non andar via siedi con me
brucian milioni di stelle nel ciel
voglio io voglio vederti lanciare
la luna al cielo e la terra lasciare
no questa notte
non voglio più suoni
perchè già i tuoi occhi
son fuoco e canzoni
perchè già i tuoi occhi
son fuoco
no non parlare ma sogna se vuoi
bello è il silenzio attorno che hai
quante sciocchezze la sera fa dire
vorrei esser vento per farti dormire
no questa notte
non voglio pensare
ma dentro gli abbracci
soltanto annegare
ma dentro gli abbracci
soltanto

Sogno

quel giorno noi andavamo
nei vicoli d'estate
fumando sigarette
leggemente oppiate
con l'anima sveglia
leggermente oppiate
arancione e oro
tenendoti la mano
con te io passeggiavo
in quel posto lontano
io non ti conoscevo amore
ma ti sapevo accanto
io che tutti cercavo i segreti
e le vie misteriose del cuore
ricordavo la strada di casa
e sapevo potevo tornare
si era persa una bambina
su un pacco grande più di lei
piangeva ma
io non sapevoche
la vita è gelo
così senza volerlo
io l'ho fatta morire
io allora non capivo
e non potevo sapere
ma finchè sarò vivo
per lei accenderò
un fiore
si chiamava giovinezza
amore
e l'ho fatta morire
e ora che tutti conosco i
segreti e le vie sotterranee
del cuore
ho smarrito la strada
di casa e non posso
non so più tornare
quel giorno noi andavamo
nei vicoli d'estate
nei vicoli d'estate

Un giorno è
passato

un giorno è passato
e non ho capito
dov'è che finisce
la luce che muore
anch'io re e regine
ho visto rotolare
andarsene in pezzi
il tempo di fumare
e ora dovrò decidere
da quale parte andare
però ricominciare
ora non so ora non so
è passato e non
ho capito
ho il gelo dentro amor
è finita è finita
tempo di andarsene
tempo di piangere
e nessuno più suona
e nessuna acqua ai fiori
poi tutta la stanza
precipita in mare
è tutto passato
è tutto perduto
andato per sempre
lasciato lasciato
no non ci posso
credere
se ho colpa anch'io
non so
però ricominciare
come si può
come si può
è passato e non ho capito
ho il gelo dentro amor
è finita finita la vita
tempo di andarsene
tempo è di piangere

Il vampiro

un giorno vedrai dentro una notte lunga
in cui tu non riesci a prender sonno
dalla finestra verrò nel tuo letto
per volar via appena arriva il giorno
ti canterò canzoni amare e dolci
per tutta la notte che sfuma
ed in silenzio per non svegliar le ombre
baci io ti darò muti come la luna
ti darò le carezze di un ladro
mentre tua madre ti crede innocente
nell'ora in cui gli angeli dormono
solo uno spettro urla nel campo
ma non fa niente
nulla si sentirà tutto sarà quiete
acqua dirò e non avrai più sete
dalla finestra io poi me ne andrò
e solamente l'ombra di un sogno lascerò
quando sarai da sola nella stanza
sai che di notte io ti verrò a cercare
fuori la luna color della brace
infurierà nelle campagne accese
ti darò le carezze di un ladro
mentre tua madre ti crede innocente
nell'ora in cui gli angeli dormono
solo uno spettro urla nel campo
ma non fa niente

Da dietro il bicchiere

io mi siedo e ti guardo
non ti accorgi di me
sono qui in questo bar
bevo whisky
sotto la tua camicia
l'ombelico mi pare
una nave che barcolla
ed io voglio annegare
perchè piove e il coraggio
di parlarti non c'è
poi c'è già chi lo fa
molto meglio di me
ma hai la pancia
scoperta
io ti guardo e già so
morirò morirò
se ti perdo io mi
perderò

 

 

 

 

 

 

Produzione artistica: Davide Viterbo
Produzione esecutiva: Niki Romano ( Sottosuono )
Arrangiamenti: Davide Viterbo, eccetto «Luninciel», «Sogno» (A. Ruggiero), «Da dietro un bicchiere» (Diego Morga)

Angelo Ruggiero: voce / chitarra 2, 4, 8 / key 9
Roberta Carrieri: voce 6, 7, 9
Diego Morga: pianoforte 11
Pippo Ark D’Ambrosio: drums 2, 6, 7, 10

(suona UFIP cimbals)
Angelo Pantaleo: fisarmonica 8 / recording 8
Alfredo Sette: tromba 11
Davide Viterbo: chitarra, cello, keys, campioni, noise, programming, registrazione, mix

 

Grazie a Dario Pignone e Roberto Dostuni

per il sostegno e l’amichevole collaborazione

 

 

 

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Molti topi

 

e mi batto la mano sul petto
a memoria del mio delitto
e il cancello del carcere
è stretto
ah poveretto me poveretto
all'alba ci sputa un treno
sul pavimento scuro
povero Oscar povero Arturo
e molti topi son sempre pochi
rispetto agli uomini uomini
uomini e molti topi son sempre
pochi se son più gli uomini
se il pigiama è ogni giorno
più corto vuole dire che sto
crescendo e mi asciugo le ossa
al vento non mi lamento non
mi lamento mentre con gli altri
in fila dentro il cortile
vado raccolgo piattole
pidocchi e viole
e molti topi son sempre pochi
rispetto agli uomini uomini
uomini e molti topi che dio li
affoghi se son più gli uomini
e mi batto la mano sul petto
a memoria del mio delitto
e mi asciugo col fazzoletto
ma non la smetto no
non la smetto

 

Con quale vestito

 

ora una porta cigola
che cosa può importare
delle facce dei passanti
dei passi sulle scale
per me nulla vale
né il riso né il pianto
e non basta più il tempo
per le cose da fare
e con quale vestito
con quale vestito
potrò ancora danzare.
e si perdono i volti
nella stanca memoria
si deludono i giorni
nella solita storia
e una luna cattiva
sbattuta dal vento
io buono a niente
posso solo guardare
e con quale bicchiere

alle feste future
potrò ancora brindare
e con quale vestito
con quale vestito
potrò ancora danzare.

Zigania

Non hai più pensato a quelle stanze
non hai più visto da quei balconi
te ne accorgi che non hai più scampo
dentro ai tramonti dalle canzoni
cosa succede vola dentro la
stanza ed ora
il pavimento a stento in bilico io sento
troppe parole ancora per una notte sola
e intanto suoni e suoni ancora
e senti il vento il brutto tempo
o madre mia che zigania che zigania
e stridono nel vento le ringhiere
e sai che non potrai ricominciare
finisce la partita vola il lampo
e dietro gli altri chiedono il campo
tu non lasciarmi solo a partorire
al nulla
quando muore una stella tu lo sai
cosa succede esplode e chi si vede
vede
tu non mi abbandonare mai
ma basta il vento il brutto tempo
o madre mia per andar via
e te lo chiedi ormai se l'hai sognato
cos'è successo non ti ricordi
e tutto è indifferente quegli alberghi
le stanze vuote i treni sordi
però l'hai conservato il tuo
candore antico
non tu ma il tuo vestito ha sonno
e piove pioggia e scola dentro
la stanza ancora
dimmi domani che farai
andrai col vento il brutto tempo
o madre mia in zigania in zigania
ma è storia mia è storia mia.

 

L’amore che
non si può dire

 

è andato in pezzi il cielo
ed io mi trovo dentro
come un figlio malato
o un amore proibito
lo so lo so è pulito
ma tu dici è peccato
e solo di nascosto
io ti potrò guardare
scenda allora la neve
a addormentarmi il cuore
e terra nelle orecchie
per non farmi pensare
che il nome del mio amore
che gridare vorrei
io non lo posso dire
perchè sarei perduto
se al mondo qualcuno
ferisse quel giglio
svanisse il profumo
e allora come l'attore
che al buio scompare
anch'io dovrò andarmene
morire scordare
venga allora la notte
e suoni suoni l'ora
per farmi dormire
se brucio e brucio ancora
che il nome del mio amore
talmente è luminoso
da fare inorridire
e non lo posso dire
e non lo posso dire
scenda allora la notte
e suoni suoni l'ora
per farmi dormire
se brucio e brucio ancora
che il nome del mio amore
che gridare vorrei
io non lo posso dire
e non lo dirò mai
e non lo dirò mai

Onde

sulla fronte
io ti vorrei baciare
ma non ti conosco
e non ti so fermare
onde onde
corrono sopra il mare
brune bionde
tutte vorrei abbracciare
vanno vanno
sui treni alla stazione
e su ogni vagone
quello che mai saprò
onde onde
ritornano nel mare
vorrei fermarti
ma non ti so parlare
ma dove vanno tutti
i sogni miei
ed i miei giorni bucati
chissà quando li ritroverò
in canti bui soffocati
sulla fronte
io ti vorrei baciare
vorrei dirti ti amo
ma l'ho scordato già
vola un gabbiano
sul mare se ne va
vola lontano
io resto a guardare

 

 

dedico questo lavoro,

oltre che ai miei cari,
a chi vorrà ascoltare,
a chi è abituato ad avere
silenzio e pazienza.
grazie
io dal canto mio cerco ancora,
la camicia dell'uomo contento